Febbraio 2026
La Laguna di Venezia, protagonista indiscussa.
Febbraio 2026
Laguna di Venezia: governance, ripristino e resilienza
Questo mese si è rivelato cruciale per la governance e tutela della Laguna di Venezia. Tre eventi di particolare rilievo segnano una svolta nelle politiche di gestione del delicato ecosistema lagunare: l’operatività dell’Autorità per la Laguna, la firma del Patto per il ripristino ecologico e i dati record delle attivazioni del MOSE.
🏛️ Autorità per la Laguna: ora è pienamente operativa
Il 13 febbraio 2026, il Ministro delle Infrastrutture Matteo Salvini ha firmato il decreto che sancisce la piena operatività dell’Autorità per la Laguna di Venezia – Nuovo Magistrato alle Acque.
Dopo un percorso amministrativo iniziato con il decreto istitutivo del 2020 e la presa in carico del MOSE nel gennaio 2025, l’ente è finalmente dotato di tutti gli organi necessari per operare a regime. Il Presidente Roberto Rossetto, architetto di consolidata esperienza, guida ora un’autorità che ha come mandato:
La salvaguardia di Venezia e della sua laguna
Il mantenimento del regime idraulico lagunare
La gestione e manutenzione del sistema MOSE
La progettazione e attuazione degli interventi di salvaguardia
La vigilanza e tutela del demanio marittimo
Come sottolineato dal Sindaco Luigi Brugnaro, “si apre una fase nuova” in cui l’Autorità incide direttamente sulla sicurezza della città, sulla tutela dell’ecosistema, sulle attività produttive e sulla qualità della vita dei residenti.
🤝 Firmato il Patto per il ripristino ecologico della Laguna
Appena una settimana dopo, il 20 febbraio 2026, presso Palazzo X Savi (sede dell’Autorità per la Laguna), è stato siglato il Patto per le azioni di ripristino ecologico della Laguna di Venezia.
Il documento di impegno condiviso è stato firmato da:
Autorità per la Laguna (Presidente Roberto Rossetto)
Autorità di Sistema Portuale del Mare Adriatico Settentrionale (Presidente Matteo Gasparato)
CORILA - Consorzio per il coordinamento delle ricerche sul sistema lagunare (Presidente Francesco Musco)
CMCC - Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici (Presidente Antonio Navarra)
Genesi e obiettivi del Patto
Il Patto nasce nell’ambito del progetto europeo REST-COAST (Large-scale RESToration of COASTal ecosystems through rivers-to-sea connectivity), finanziato da Horizon 2020 – Green Deal. Si tratta di uno strumento di governance pensato per accompagnare le politiche e le pratiche di ripristino ecologico nel medio-lungo periodo, in coerenza con:
Il Green Deal europeo
Le strategie UE per la biodiversità
Le politiche di adattamento ai cambiamenti climatici
Una governance partecipata
Il documento promuove un modello basato su:
Cooperazione istituzionale stabile
Integrazione tra competenze tecnico-scientifiche e responsabilità decisionali
Monitoraggio continuo degli interventi e dei loro effetti su biodiversità e servizi ecosistemici
Tavolo permanente di confronto (CORE-PLAT) con le organizzazioni della società civile
Come ha dichiarato Francesco Musco (CORILA):
“La sottoscrizione del Patto segna un passaggio importante nella costruzione di una governance realmente integrata del sistema lagunare. Venezia e la sua laguna costituiscono un ecosistema complesso, in cui le componenti ambientali, infrastrutturali, economiche e sociali interagiscono in modo continuo: la loro gestione richiede un presidio permanente di conoscenza scientifica ad efficace supporto delle decisioni pubbliche.”
Sfide ecologiche urgenti
Roberto Rossetto ha evidenziato le criticità attuali:
“L’erosione delle strutture morfologiche e dei fondali lagunari favorisce la colonizzazione di specie aliene, il granchio blu, la piccola noce di mare, che mettono a rischio l’ecosistema lagunare e con esso la sopravvivenza delle specie autoctone, con il rischio sempre più concreto di perdita di biodiversità.”
Antonio Navarra (CMCC) ha sottolineato il ruolo della scienza:
“Le scienze del clima e gli strumenti digitali più avanzati – dall’intelligenza artificiale ai modelli di rischio ambientale – sono oggi fondamentali per progettare soluzioni sostenibili e adattive. La laguna di Venezia può diventare un laboratorio europeo di innovazione e resilienza.”
🌊 MOSE: un febbraio da record
I primi due mesi del 2026 hanno segnato un record assoluto nelle attivazioni del sistema MOSE, il sistema di paratoie mobili che dal 2020 protegge Venezia dall’acqua alta.
I numeri
2025 (anno completo): 27 attivazioni totali
Gennaio-Febbraio 2026: 23-24 attivazioni concentrate in sole 6 settimane
Stagione 2025-2026: 38 chiusure complessive (record dall’entrata in funzione del sistema)
Per fare un confronto: nello stesso periodo del 2025 si era registrata una sola alta marea. Negli ultimi 15 anni, solo una volta (nel 2014) si era arrivati a quota 11 attivazioni in due mesi.
“Un quadro senza precedenti”
Alvise Papa, responsabile del Centro Previsioni e Segnalazioni Maree del Comune di Venezia, ha definito la situazione “del tutto inusuale” e “un record per il periodo”, considerato che gennaio-febbraio è statisticamente tra i mesi più tranquilli dell’anno.
Dal 28 gennaio al 6 febbraio, i livelli di marea sono rimasti sopra i 100 centimetri per circa 41 ore. Un anno fa, nello stesso periodo, erano state appena 4 ore. Nel 2024 erano state 13 ore.
Cause e conseguenze
Il fenomeno è dovuto a:
Innalzamento del livello medio del mare Adriatico (effetto diretto del riscaldamento globale)
Subsidenza (abbassamento del suolo)
Abbassamento della soglia critica: oggi bastano precipitazioni anche modeste per allagare la città, mentre 20-25 anni fa serviva una somma di cattive condizioni meteorologiche
Ogni sollevamento costa tra 200.000 e 300.000 euro. Con 23-24 attivazioni in due mesi, parliamo di circa 5 milioni di euro solo per gennaio-febbraio 2026.
Prospettive future
Secondo le proiezioni degli studiosi, se il MOSE continuerà ad essere attivato con questa frequenza crescente, potrebbe diventare eccessivamente stressato - sul piano tecnico, economico e ambientale - già tra il 2060 e il 2070.
Nello scenario climatico peggiore, entro fine secolo la laguna potrebbe restare chiusa fino a 260 giorni all’anno, trasformandosi in qualcosa di completamente diverso dall’ecosistema marino che è oggi.
Parallelamente, la frequenza delle chiusure pone questioni ambientali critiche: quando il MOSE chiude le bocche di porto, lo scambio d’acqua con il mare si interrompe. Studi dell’Università di Padova evidenziano come questo impedisca l’allagamento delle barene durante le maree eccezionali, limitando l’accumulo di sedimenti necessari alla loro crescita verticale e sopravvivenza.
💡 Riflessioni e prospettive
Questi tre eventi - l’operatività dell’Autorità, il Patto per il ripristino ecologico e i dati record del MOSE - disegnano un quadro complesso ma anche ricco di opportunità:
Governance integrata: Per la prima volta si crea un sistema coordinato tra istituzioni, scienza e società civile per la gestione lagunare
Urgenza climatica: I dati del MOSE dimostrano che la crisi climatica non è un futuro lontano, ma una realtà presente che richiede azioni immediate
Innovazione e adattamento: La laguna di Venezia può diventare un “laboratorio europeo” per testare soluzioni di resilienza costiera applicabili ad altri contesti
Equilibrio delicato: La sfida è trovare un punto di equilibrio tra protezione della città, tutela dell’ecosistema, attività economiche (incluso il porto) e qualità della vita dei residenti
Visione di lungo periodo: Come sottolineato da Alvise Papa, “tra una decina d’anni le alzate saranno molto più frequenti, e nel frattempo è necessario studiare una strategia di orizzonte più lungo”





